Il nostro viaggio a Kyoto: parte 2

Templi, pagode, geishe ed eterna bellezza. Un viaggio a Kyoto è questo e molto di più. Ecco la seconda parte del nostro itinerario in pillole.

Se la prima parte del nostro viaggio a Kyoto ci ha permesso di conoscere molto di questa città ed ammirare alcuni fra i suoi templi più belli la seconda parte del nostro itinerario ci porterà alla scoperta anche di altre chicche davvero sorprendenti fra cui due gite in giornata consigliatissime!

Ma andiamo con ordine e continuiamo con il nostro diario di viaggio a Kyoto parte due!

Day 3

Il terzo giorno ci siamo alzati verso le 7:00. Avevamo in mente di visitare uno dei posti più belli ed allo stesso tempo affollati di tutto il Giappone pertanto volevamo arrivare un po’ prima per anticipare la folla.
Avete già capito di cosa stiamo parlando? Ma del Fushimi Inari ovviamente!

diario di viaggio a kyoto fushimi inari

Fushimi Inari

Il Fushimi Inari è un santuario shintoista antichissimo che si trova in cima ad una collina a circa 233 sopra il livello del mare. Ad attrarre i visitatori non è tanto il santuario in sé, che comunque merita di essere raggiunto, ma per il tunnel di 40000 torii rossi, gli archi di purificazione che indicano l’accesso ai templi, che conduce fino alla vetta del monte Inari.

fushimi inari santuario salita
Uno dei santuari che si trovano durante la salita al monte Inari
AMBRA FUSHIMI INARI
Ambra

La salita è faticosa, soprattutto se la fate con 38 gradi come abbiamo fatto noi, ma il percorso è davvero magico ed il senso di pace che si prova una volta raggiunta la vetta è indescrivibile.

Vetta del monte Inari

Per raggiungere il Fushimi Inari occorre prendere la JR Nara Line, la stessa linea che dopo la salita al monte ci ha portato a Nara, cittadina considerata come la culla della cultura giapponese. Non potevamo non aggiungerla al nostro viaggio a Kyoto.

Nara e i suoi cervi

Il viaggio in treno per Nara è durato circa un’oretta ed, appena arrivati, ci siamo fermati a mangiare un piatto di donkatsu da Cocoichi Curry House. Se ve lo stesse chiedendo il donkatsu è una cotoletta di maiale alta un paio di cm e servita insieme a riso e curry giapponese (in realtà ne esistono moltissime varianti). E’ uno dei nostri piatti preferiti

Ci rimettiamo in cammino passeggiando lungo la via principale circondati dai negozi più disparati fino ad arrivare al parco di Nara dove restiamo a bocca aperta. Sapevamo che questa città era famosa per la colonia di cervi, che in realtà sono daini ma non lo diciamo ai giapponesi, ma trovarsene a centinaia davanti, liberi, è stata un’esperienza incredibile.

nostro viaggio a Kyoto cervi nara
nara cervi nostro viaggio a kyoto

I cervi di Nara sono considerati sacri nella cultura shintoista perché messaggeri degli dei ed inoltre abituati alla presenza umana quindi è possibile giocarci e dargli da mangiare ma sempre con il massimo rispetto. Attenzione, è consentito solamente cibarli con i cracker in vendita presso i baldacchini del parco (costo 1 euro circa). Ma non dimenticate mai di inchinarvi a loro. Anche solo per ottenere un inchino di ricambio!

nostro viaggio a Kyoto matteo e i cervi vagabondi squattrinati

Todai-ji

Il parco di Nara ospita, oltre alla comunità di cervi, anche l’imponente tempio Todai-ji. Per la sua importanza e per i capolavori che custodisce è considerato Tesoro Nazionale e riconosciuto come patrimonio dell’umanità UNESCO. L’ingresso costa 600 yen ma son soldi estremamente ben spesi.

ingresso todai ji nara cervo
Ingresso Todai-ji
Todai-ji

Oltre alla spettacolare architettura nella sua sala grande, chiamata Daibutsuden (Grande Sala del Buddha), è custodita una statua in bronzo di Buddha alta ben 15 metri. Ci siamo sentiti estremamente piccoli davanti a questa espressione di potenza e misticità.

nostro viaggio a Kyoto grande buddha  di Nara
Grande Buddha di Nara

Con il sole che iniziava a calare e Nara che si faceva bella con migliaia di luminare pronte ad accendersi, non sappiamo per quale ricorrenza, ce ne torniamo lemmi lemmi in stazione per rientrare a Kyoto. Non prima, ovviamente, di aver salutato i nostri amici con le corna.

Arrivati a Kyoto ci fermiamo a mangiare in un locale vicino al nostro alloggio dal nome Rion Beer Bar. Alla fine le bevute erano così buone che abbiamo fatto serata qui. Sempre con moderazione perché il giorno dopo ci aspettava un’altra gita fuori porta!

Day 4

Anche oggi ci siamo svegliati piuttosto presto ma, si sa, quando si è in viaggio le alzatacce non pesano a nessuno. Dopo la classica colazione di rito al combini ci rechiamo in stazione e prendiamo il treno della Sagano Line che ci avrebbe portato fino al paesino di Arashiyama in poco più di 20 minuti.

Sebbene questa città abbia subito nel corso degli anni un aumento progressivo dei turisti Arashiyama è l’esempio perfetto di come ci aspettavamo il Giappone. Una piccola località incastonata fra le montagne, case con i tetti spioventi, templi e tanta misticità.

Sì, perché se la maggior parte della gente viene ad Arashiyama per la foresta di bambù qui c’è davvero molto da vedere.

La foresta di bambù

La nostra prima tappa è proprio la foresta di bambù che, dobbiamo ammetterlo, ci ha leggermente deluso. Più che una foresta si tratta infatti di un viale, non eccessivamente lungo, circondato da possenti canne di bambù. Affascinante per qualche scatto, mi raccomando arrivate presto, ma non limitate a questo la vostra visita.

foresta di bambù arashiyama nostro viaggio a Kyoto
foresta di bambù arashiyama

Nel cuore della foresta abbiamo visitato anche i giardini zen del tempio buddista Tenryu-ji. Uno di quei posti in cui occorrerebbe fermarsi per delle ore. Godersi il lento scorrere dell’acqua, ammirare i riflessi delle piante nel laghetto e cercare dentro di sé quella pace che la vita di tutti i giorni tende, troppo spesso, a farci dimenticare.

tenriu-ji  arashiyama
Tenryu-ji
giardini zen Tenryu-ji
I suoi giardini

Parco delle scimmie

Tornati in paese ci dirigiamo verso il ponte Togetsukyo dal quale si ammira un paesaggio che mi è rimasto nel cuore. Svoltando a destra troviamo il Monkey Park Iwatayama dove abitano libero oltre 170 specie di macachi giapponesi. Potevamo noi che amiamo le scimmie non visitarlo? Assolutamente no!

Il biglietto d’ingresso costa 550 yen e, per raggiungere il parco vero e proprio, occorre fare una salita piuttosto impegnativa per circa mezz’ora. Un consiglio: non cercate il parco delle scimmie su Google Maps perché non vi porterà all’ingresso corretto!

Dopo la camminata impervia si giunge in una specie di oasi in cui le scimmie scorrazzano liberamente. Sebbene siano selvagge i macachi stanno abituandosi alla presenza dell’uomo pertanto non sarà difficile trovarseli molto vicino. Ovviamente occorre sempre fare attenzione ai propri oggetti personali perché, si sa, le scimmie hanno le mani lunghe. E’ possibile pure dargli da mangiare ma solamente all’interno dell’apposita gabbia. Attenzione, sono gli umani ad essere in gabbia. Non loro!
Alla fine dei conti un’esperienza davvero divertente, nonostante il caldo asfissiante!

parco delle scimmie arashiyama

Torniamo in paese affamatissimi e ci catapultiamo in uno dei tanti ristoranti presenti sulla via principale. Per combattere la calura ordiniamo dei buonissimi soba freddi e tanta, tanta acqua che, vi ricordiamo, in Giappone non si paga.

parco delle scimmie arashiyama

Il pomeriggio, dopo aver vagato per Arashiyama ed ammirato la sua architettura tradizionale, decidiamo di uscire dalle rotte trafficate per visitare un tempio bellissimo e poco conosciuto.

Otagi Nenbutsu-ji

Prendiamo il bus numero 94 e ci addentriamo nella periferia di Arashiyama scendendo davanti al tempio Otagi Nenbutsu-ji. Nascosto fra le dolci colline giapponesi questo templio ospita ben 1200 statue, infatti viene detto anche “delle 1000 facce“, chiamate Rakan, ovvero seguaci di Buddha, che stanno lì a proteggerlo. Nel corso degli anni infatti è stato infatti vittima di inondazioni ed incendi che hanno causato ingenti danni. La particolarità sta nel fatto che le statue sono state realizzate secondo la libera fantasia degli sculturi. Non mancano quindi Rakan in atteggiamento religioso ed altri decisamente più burloni. Alcuni sportivi ed altri a testa in giù. Di queste 1200 statue non ve ne sono due uguali in tutto il tempio e questo lo rende unico al mondo. Incredibile come noi fossimo gli unici visitatori di questo spettacolo!

Otagi Nenbutsu-ji nostro viaggio a Kyoto
Otagi Nenbutsu-ji nostro viaggio a Kyoto
Otagi Nenbutsu-ji

Terminata la visita era ora di rientrare alla base. La sera, affamatissimi, abbiamo cercato per una mezz’ora buona un ristorante nella zona di Pontocho. Un quartiere molto vivace ma pieno di ristoranti turistici. Abbiamo iniziato quindi a percorrere le vie secondarie ed abbiamo trovato questo locale, piccolo e spartano, che ci ha ispirato subito.

Al suo interno 4 giapponesi stavano cenando ed appena entrati ci hanno subito guardato con aria interrogativa. Probabilmente non erano abituati a ricevere occidentali. Incuranti dei loro sguardi ci sediamo ed ordiniamo spaghetti al grano saraceno e riso con pesce e verdure in tempura. Ragazzi, col senno di poi questo è stato il luogo dove abbiamo mangiato meglio in tutto il nostro viaggio a Kyoto, anzi, in Giappone. Ed abbiamo speso meno di 10 euro a testa. Purtroppo il nome del locale era in giapponese e non riusciamo a tradurlo.

ristorante kyoto pontocho
ristorante kyoto pontocho

Il nostro viaggio a Kyoto si conclude quindi così. Il dì seguente ci saremmo spostati per una giornata ad Osaka ma questo è un altro discorso e ve ne parleremo nei prossimi articoli!

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