Due giorni a Liverpool: musica, calcio e divertimento

Sono davvero tante le emozioni che provo riordinando le idee per scrivere di questi due giorni a Liverpool. Tante città mi hanno affascinato durante i miei viaggi ma questa volta un pezzo piuttosto grande del mio cuore è rimasto sulle rive del Mersey e so che, prima o poi, tornerò a recuperarlo.

Come vi avevo già premesso a farmi compagnia in questo viaggio non c’era Deborah bensì mio cugino Andrea. Per una strana coincidenza compiamo gli anni a pochi giorni di distanza ed abbiamo deciso di festeggiare il compleanno a Liverpool.
Partiamo da Malpensa alle 10:55  e circa due ore dopo atterriamo in terra inglese. Grazie al fuso orario recuperiamo un’ora avendo così più tempo a disposizione per visitare la città.

Per raggiungere il centro dall’aeroporto John Lennon ci sono varie opzioni, noi abbiamo optato per la più economica: l’autobus di linea 86A che in circa 45 minuti al costo di 2,20 £ ci porta alla stazione degli autobus di Liverpool One. Ci fermiamo immediatamente in un Subway per placare i nostri stomaci che iniziavano a brontolare e in circa 10 minuti raggiungiamo l’Hatters Hostel, la nostra casa per questi due giorni a Liverpool. Un ostello economico, con disponibilità di camere private, spazioso e con uno dei letti più comodi in cui abbia mai dormito.

Non avendo tempo da perdere andiamo subito in avanscoperta. Fortunatamente la città non è molto grande ed è possibile raggiungere tutti i maggiori punti di interesse con brevi camminate. La nostra prima tappa non poteva che essere l’Albert Dock, la zona portuale della città. Un quadrilatero di edifici costruiti in mattoni rossi che si affacciano su uno specchio d’acqua.

Quelli che un tempo erano magazzini dedicati allo stoccaggio delle merci in piena rivoluzione industriale hanno subito, sul finire degli anni ’80, un processo di riqualificazione tale da essere dichiarati patrimonio dell’umanità UNESCO. Oggi sono sede di locali, uffici ed alcuni fra i musei più importanti come il Tate, il Museo Marittimo e il Beatles Story.

Costeggiando il fiume Mersey giungiamo alla zona chiamata Pier Head, riconoscibile dalla maestosità delle Tre Grazie: ovvero il Royal Liver Building, il Cunard Building ed il Port Of Liverpool Building, edifici inseriti anch’essi fra i patrimoni UNESCO. Proprio ai loro piedi sorgono le statue raffiguranti i 4 Beatles, dono del Cavern Club a Liverpool per i 50 anni d’anniversario dell’ultimo concerto dei Fab Four. Nemmeno a dirlo, questo è uno dei monumenti più fotografati della città e noi, ovviamente, non siamo da meno!

Questa parte della città è davvero stupenda e, visto il periodo pre-natalizio, abbellita dai classici mercatini di Natale che la rendono unica. Il tempo, seppur nuvoloso, regge benissimo e la temperatura è nella norma. Data la prossimità del fiume tira un vento freddo che ci convince a riscaldarci con una bella cioccolata calda e Baileys prima di ripartire.

Percorriamo Paradise Street attraverso l’enorme centro commerciale a cielo aperto Liverpool One fino ad arrivare a Mathew Street. Questa via, oltre ad ospitare locali ed essere il centro della vita notturna, è celebre per il Cavern Club, locale dove i Beatles si sono esibiti per molti anni prima di conquistare il mondo. Quello che vediamo oggi è una ricostruzione pressochè identica del locale originario che nel 1973 venne quasi completamente demolito. Poco più avanti troviamo una statua di John Lennon appoggiata ad un muro recante i nomi dei centinaia di musicisti che si sono esibiti al Cavern. Giusto per fare tre nomi: Queen, Jimi Hendrix e i The Who.
Quasi senza volerlo ci siamo trovati ad intonare “She loves you yeah yeah yeah” come due cretini.
Anche chi non ama il quartetto inglese non può restare indifferente al fascino che questo luogo riesce ad emanare!

Ci lasciamo Mathew Street alle spalle e proseguiamo il nostro tour di due giorni a Liverpool camminando lungo Whitechapel fino alla St. George Hall. Un enorme complesso realizzato in stile neoclassico ai cui piedi sorgono altri mercatini di Natale. Facciamo un rapido giro adocchiando alcune gustose prelibatezze e poi ci buttiamo dentro la Central Library. Avevamo visto le foto di questa libreria su internet prima di partire e ci eravamo promessi di visitarla. L’ingresso è gratuito e l’atrio lascia davvero sbalorditi: un dedalo di scale illuminate che sembrano salire verso il cielo. Con un posto così a tutti verrebbe voglia di studiare!
Molto bella anche la sala lettura che, a differenza dell’ingresso, ha un taglio più tradizionale con tavoli e postazioni Pc circondate da scaffalature contenenti migliaia di libri!

Torniamo all’Hatters Hostel per una doccia al volo prima di entrare dentro al McCooleys Pub dove, insieme a molti tifosi ed ad una pinta di birra, assistiamo alla partita di calcio fra Manchester United e Arsenal. Dovete sapere che a Liverpool i ristoranti tendono a chiudere molto presto quindi se non vi muovete per tempo dovrete cenare presso le grandi catene. Questo non vuol dire per forza mangiare male, noi abbiamo optato per un Fish and Chips da Lobster Pot ed a fronte di una spesa abbastanza ridotta ci siamo decisamente pienati la pancia. Anzi, vi consigliamo di optare per la porzione piccola che, a meno non siate digiuni da giorni, è più che sufficiente.

Essendo sabato sera le vie pullulano di gente e, nonostante i 4°, vediamo ragazzi in t-shirt e ragazze con vestiti piuttosto corti. Noi, dal canto nostro, eravamo imbacuccati con maglioni, sciarpe, cappelli e guanti! Ci dirigiamo verso Mathew Street in cerca di un pub dove passare la serata ed ascoltare un po’ di musica live. Scartiamo il Cavern per il suo affollamento ed entriamo al Sgt. Peppers grazie ad una versione live di “Don’t look back in anger” degli Oasis che stava facendo ballare tutti i presenti. Noi ovviamente non siamo da meno e, rigorosamente con una birra in mano, ci fiondiamo nelle danze insieme a persone di tutte l’età.

Dopo un sonno ristoratore ci svegliamo di buon ora pronti per una nuova giornata alla scoperta di Liverpool. Le cose da vedere sono ancora molte perciò dopo una breve ma abbondante colazione ci dirigiamo subito a prendere l’autobus 17 alla stazione Queen Square che ci avrebbe portato ad Anfield Road, casa della squadra di calcio più famosa di Liverpool. Avevamo prenotato i biglietti per il tour dello stadio online per le ore 10:00. Arriviamo con 45 minuti di anticipo e ne approfittiamo per visitare il museo della squadra. Per noi appassionati di calcio è stato molto interessante ammirare tutti i cimeli di uno dei club più forti e titolati al mondo dalla nascita fino al presente attraverso vittorie, sconfitte ed eventi storici.

Cominciamo il tour dello stadio con un audioguida in italiano corredata da guide in carne ed ossa che ci raccontano aneddoti e segreti di Anfield. Nonostante la modernità si riesce ancora a respirare l’aria del calcio degli anni ’80, quando era ancora uno sport e non uno show in mano a sponsor e procuratori. Abbiamo ammirato gli spogliatoi, le sale stampa ed il campo di gioco chiudendo la visita ai piedi della KOP, ovvero la curva che ospita i tifosi più appassionati di questa squadra e che ogni weekend tifano i loro colori intonando una versione di “You’ll never walk alone” da brividi.

La visita dura circa due ore quindi, dopo una rapida visita allo Store ed all’acquisto di qualche souvenir, torniamo in città presso il Pier Head dove acquistiamo pranziamo con due Brat Wurst ad uno stand bavarese ai mercatini di Natale. Adesso è finalmente giunto il momento che stavamo aspettando: la visita al museo dei Beatles. Acquistiamo, al prezzo di 23£, un biglietto che ci consentirà di assistere alla mostra British Invasion nel museo proprio di fronte alle Tre Grazie, di prendere il traghetto per un giro sul fiume Mersey ed entrare al museo The Beatles Story.

Cominciamo il trittico visitando la mostra British Invasion che ci racconta di come la musica inglese conquistò il mondo negli anni ’60 capitanata, ovviamente, dai Fab Four. Prendiamo poi il traghetto sul fiume che, complice un vento freddissimo, non riusciamo a goderci appieno prima di dirigerci verso Albert Dock per visitare il famigerato museo.

Grazie ad un audioguida in italiano andiamo alla scoperta di tutto ciò che c’è da sapere sui Beatles: dalla nascita di ogni membro fino alla morte di John Lennon. Fra testimonianze, cimeli, una riproduzione degli studi di Abbey Road, una del Cavern Club e del Yellow Submarine le due ore di visita al museo volano in un batter d’occhio. Usciamo con una gran voglia di ascoltare tutta la discografia dei Beatles e, personalmente, di riprendere il mano lo strumento messo al chiodo ormai un anno fa.

Concludiamo la parte culturale dei nostri due giorni a Liverpool visitando le due cattedrali della città situate una di fronte all’altra agli estremi di Hope Street. Da una parte la maestosa chiesa anglicana, la cattedrale più grande del Regno Unito ed una fra le più grandi del mondo, dall’altra la chiesa metropolitana di Cristo Re che, vista da fuori, ricorda una navicella spaziale. La cosa buffa è che la cattedrale anglicana, che pare molto antica, è stata finita di completare solo nel 1978, ben 11 anni dopo l’altra! 

Dopo una doccia ristoratrice in albergo ed una cena a base di carne e verdure da Smokehouse ci rechiamo di nuovo in Mathew Street e, senza indugi, entriamo al Cavern Club scendendo sotto terra grazie a diverse rampe di scale. Il locale non è molto grande, realizzato con mattoncini e composto da tre navate divise da archi, ha un non so che di magnetico. Saranno i cimeli o le testimonianze appese ai muri ma l’aria che si respira al Cavern è qualcosa che non avevamo mai provato prima. Con una birra in mano ci siamo diretti verso il palco, ricostruito identico all’originario, dove un ragazzo e la sua chitarra hanno fatto ballare noi e tutte le altre persone fino a notte avanzata sulle note dei successi dei Beatles. Ci siamo immedesimati così tanto negli anni ’60 che all’uscita ci aspettavamo di vedere uno sciame di ragazzine urlanti ad aspettare i loro idoli.

Stanchi ma felici ci concediamo una bella dormita in albergo, domani è un altro giorno e il treno per Manchester ci aspetta!

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