Sotto un soffitto di stelle nel deserto del Marocco

Conservo la mia tagelmust con profonda gelosia. Quella striscia di cotone che i berberi ed i tuareg sono soliti legarsi in testa per proteggersi dalla sabbia del deserto è sempre in bella vista in camera mia. Avrei dovuto metterla in lavatrice e trovarle un posto nell’armadio. Non l’ho fatto.
Non l’ho fatto perché ha ancora impresso in sé il profumo del deserto del Marocco. Un profumo che sa di silenzio ed immensità. Mi basta annusarla per rivivere in un attimo tutte le sensazioni provate in una delle notte più incredibili della mia vita.

Come abbiamo organizzato la notte nel deserto del Marocco?

Io e Andrea siamo partiti dall’Italia senza aver prenotato niente se non il soggiorno di una notte presso il Riad Chez Youssef di Merzouga. Notte che, però, non avremmo passato in casa ma sotto un cielo di stelle nel deserto del Marocco. Era bastato uno scambio di mail con il proprietario per organizzare l’escursione. Una volta in Africa non ci rimaneva che fare una cosa: trovare il modo per raggiungere il nostro alloggio. Durante il nostro primo giorno a Fes è bastato fare qualche domanda a giro per scoprire che la soluzione migliore è quella di raggiungere Merzouga con i bus della Supratours. L’ufficio si trova proprio di fronte alla stazione centrale di Fes ed in un secondo abbiamo acquistato i nostri biglietti. Sia per l’andata che quelli per sposarci poi verso Marrakech.

Il nostro bus partiva alle 20:30 e davanti a noi avevamo circa 10 ore di tragitto prima di raggiungere l’agognata oasi di Merzouga. Non mi vergogno ad ammettere che il viaggio è stato tremendo. Nonostante avessimo provveduto ad acquistare degli integratori di melatonina per riuscire a dormire non abbiamo chiuso occhio ed in più il mio stomaco aveva deciso di fare delle bizze. Ecco, il bus era senza bagno, menomale che abbiamo fatto due fermate lungo il tragitto.

Arriviamo a destinazione alle 6 di mattina e ci troviamo completamente soli nella nostra oasi alle porte del deserto. Il Riad Chez Youssef si trova a circa 200 metri dalla fermata Supratours e per questo motivo ve lo consiglio caldamente.

Matteo ed il suo dromedario

A dorso di dromedario verso il Sahara

Essendo appena l’alba ci accampiamo davanti alla porta del nostro alloggio in attesa che qualcuno si svegli. Ecco apparire il proprietario Youssef come un angelo. Non solo ci fa entrare ed accomodare in una sala di servizio con splendidi e comodi cuscini ma ci prepara anche una buonissima ed abbondante colazione. Da quel giorno è entrato di diritto nella lista delle persone più gentili che abbia mai conosciuto.

Stanchissimi, dormiamo come ghiri ed, una volta che la nostra stanza era stata liberata, continuiamo a dormire. La nostra escursione sarebbe iniziata alle 18:30 quindi avevamo tutto il tempo necessario per riposarci.

Giunta l’ora designata facciamo conoscenza con il giovane Abdul, la nostra guida tuareg, ed i due dromedari che ci avrebbero scortato in questa incredibile esperienza. Emozionati come due bambini saliamo in groppa a questi enormi animali, davvero molto più imponenti di come immaginavamo, e ci addentriamo nel deserto. Cavalcare un dromedario non è per niente semplice. Se, da un lato, regala una posizione elevata invidiabile per ammirare le dune di sabbia dall’altro occorre fare affidamento a braccia e spalle per non essere troppo sballottati durante i saliscendi che si incontrano lungo il percorso.

abdul ci guida lungo il deserto

Tuttavia il dolore al fondoschiena è un prezzo equo per le emozioni che si provano.

Attraversiamo accampamenti di nomadi che salutano Abdul come un carissimo amico e prima di entrare nel deserto vero e proprio cavalchiamo sopra una distesa di sabbia nera come la pece. Poi, come dal nulla, il terreno si fa soffice, le zampe dei nostri dromedari iniziano ad affondare ed ecco che appare il deserto del Marocco nella sua vastità. Il Sahara, quante volte l’avevo sognato.

deserto del Sahara deserto del Sahara

Immaginatevi una distesa di un arancione immenso. Il sole che cade dietro le dune levigate dal vento che le illumina di fuoco. Talmente lisce ed immobili da sembrare dipinte come la nave di Coleridge. Intorno a noi il nulla, eppure, non riuscivamo a distogliere lo sguardo da questo spettacolo di Madre Natura.

Qua e là altre carovane di turisti avanzano lenti fra la sabbia dorata ma, se non fosse stato per il leggero vento che si era alzato, il silenzio era quasi assordante.

Dopo circa due ore arriviamo al nostro campo base fatto di tende nere ed un piccolo bagno, molto improvvisato. Per nostra fortuna, o sfortuna, dipende dai punti di vista eravamo gli unici ospiti e quindi oltre a me, Andrea ed Abdul c’era soltanto il “guardiano” di questo campo base.

Il nostro campo base berbero

Ci rinfranchiamo con un tè verde e frutta secca prima di adoprarci a scalare le dune dell’Erg Chebbi per osservare gli ultimi minuti di un tramonto che non dimenticheremo mai. Dopo di che ci siamo dati anche al sandboarding con risultati che staremo a descrivere per preservare la nostra dignità.

tramonto del deserto del Marocco

Il vero spettacolo però doveva ancora arrivare. Dopo una cena a base di tajine di manzo e verdure il cielo è esploso sopra di noi regalandoci un tappeto di stelle come mai ci era capitato di ammirare prima.

Attorno al fuoco acceso per l’occasione Abdul ed il suo amico hanno suonato per noi il classici tamburi berberi. Un tempo strumento indispensabile per comunicare con le altre tribù. Con questo suono incalzante cerchiamo di addormentarci nella nostra tenda. Tuttavia eravamo in pieno agosto e nonostante non fosse quel caldo che si poteva immaginare preferiamo tirare fuori i nostri materassini e dormire sotto quell’incredibile cielo marocchino.

tajine tamburi berberi Abdul

La mattina ci svegliamo molto presto per tornare a Merzouga e prendere il bus che ci avrebbe portati poi a Marrakech. Siamo saliti sul dorso dei nostri dromedari che ancora era buio ed abbiamo visto lo spettacolo del giorno che nasce sopra le dune durante la cavalcata.
Un’esperienza incredibile che consiglio vivamente di provare a tutti coloro che vorranno visitare il Marocco.

Ma come vestirsi nel deserto?

Non è facile prevedere come sarà il clima durante la vostra escursione nel deserto. Come detto noi siamo stati ad agosto e le temperature erano piuttosto elevate, nonostante decisamente sopportabili. Per quanto riguarda l’abbigliamento nel mio bagaglio a mano per 10 giorni in Marocco avevo inserito un paio di pantaloni lunghi con belle tasche per gli oggetti, un paio di mocassini ed una camicia in lino (ma anche una maglietta tipo questa) proprio per questa escursione. Posso confermarvi che, se dovesse ricapitarmi, opterei esattamente per gli stessi indumenti.

In agosto l’escursioni termica giorno-notte non si è praticamente sentita ma se il vostro viaggio nel deserto del Marocco dovesse essere nei mesi invernali pensate bene di procurarvi qualche indumento più peso per dormire!

– Matteo –